“basta vitamina D, costa cara e non serve prescriverla” ecco i titoloni sui giornali di novembre. Secondo L’Aifa, supportata da revisione di studi scientifici non ben dichiarati, revisione svolta dalla sezione italiana dei ricercatori indipendenti Cocharane, l’Aifa interviene sospendendo la possibilità di prescrivere vitamina D in un sacco di malattie di tipo autoimmune per cui notevoli ricerche mettono in evidenza i benefici se la somministrazione avviene ad alte dosi, e avviene in assenza di alcuni fattori che sono stati ben individuati, come principi interferenti Vedi Protocollo Coimbra per una malattia autoimmune gravissima, la sclerosi multipla. La vitamina D è l’unica sostanza in grado di inibire selettivamente la reazione Th17 che è causata da malattie autoimmuni. Sono un biologo nutrizionista con dottorato di ricerca in Scienze della cognizione, lavoro e raccolgo dati di studio proprio sulla relazione tra dieta e sintomatologia della endometriosi, malattia a carattere infiammatorio introdotta ormai nel gruppo delle malattie autoimmuni a carattere multifattoriale, ebbene di 150 pazienti che nell’anno 2019 si sono presentate al mio studio 150 erano insufficienti o carenti in modo grave di vitaminaD, per non parlare dei pazienti con Psoriasi, altra malattia autoimmune. Di questi pazienti tutti lavoravano e vivevano un po’ in tutte le parti d’Italia, ho pazienti che sono affette da endometriosi che vengono dal nord e dal sud eppure la carenza o l’insufficienza non cambiava, anche se le regioni del sud come la Sicilia possono godere, si presume, di bel tempo più di quelle del nord. Infatti recita la nota sui giornali: “bastano dieci minuti di esposizione al sole giornaliere per avere la sintesi cutanea del fabbisogno di vitamina D giornaliero” peccato che la maggior parte di queste donne lavori in ambienti chiusi sia nella stagione invernale che nella stagione estiva ( ma faccio riferimento maggiormente a quella invernale, perché l’insolazione è bassa) per gran parte delle ore del giorno e soprattutto in quelle ore dove, quando c’è il sole, potrebbe attivare la sintesi.

Questo piccolo e semplice concetto vale per tutti gli esseri umani e non solo per quelli che sono affetti da malattie autoimmuni. È vero la dieta quando è corretta può sopperire all’apporto di vitamina D, noi nutrizionisti poniamo l’accento su introduzione di alimenti freschi e che passino poco dal ciclo di conservazione, ma vorrei porre questa domanda ai nostri esperti : gli alimenti che troviamo al supermercato dove la maggior parte delle persone che lavora va a fare la spesa, alimenti ricchi di omega 6 e poveri di omega 3, sono veramente così equilibrati per presenza di tutti quei principi nutritivi indispensabili, compresa vitamina D? cibi precotti, conservati, addizionati di enzimi e non dico di più perché già questo basta, verdure e frutta non matura conservata anche essa che si trova sulle nostre tavole, e mi taccio sulle farine e la loro qualità, sono così salutari e bilanciate di nutrienti?

In conclusione, ci sono studi che attualmente mettono in evidenza che le malattie autoimmuni sono in aumento, tutti i ricercatori nel settore scientifico sanno oggi che la vitamina D è una sostanza similoromone ed è importante immunoregolatore dell’immunità umorale e anche intestinale (rewiev studi 2013 studi su IBD associata all’industrializzazione) interviene nella tolleranza orale promuovendo l’integrità della barriera impedendo lo sviluppo di cellule CD4+ linficiti verso il fenotipo infiammatorio TH1 e TH17). Sappiamo inoltre di studi effettuati su pazienti in stato lieve- moderato del morbo di Crohn dove supplementazioni con vitamina D ad alte dosi (inizio con 1000UI7die e aumento graduele della dose fino a 5000UI/die ha ridotto i punteggi medi della malattia nelle settimane successive. È supportato da dati scientifici il fatto che la vitamina D regola la produzione di chemiochine contrastando l’infiammazione autoimmune per indurre la differenziazione di cellule immunitarie promuovendo l’autotolleranza. L’azione si esercita da un lato potenziando il sistema immunitario innato e dall’altro inibendo quello umorale con regolazione delle interazioni tra linfociti e cellule che presentano l’antigene. Nessuno, credo possa negare oggi che la vitamina D esercita azione antinfiammatoria e di immunoregolazione aumentando la quantità di linfociti TH2 e inducendo la proliferazione di cellule dendritiche con proprietà di tolleranza. È noto a tutti che i linfociti TH2 sono i soprressori di linfociti Th17 che producono citochine proinfiammatorie come TNFalfa e IL6. Sono noti ai ricercatori sicuramente i risultati dello studio ESTHER che ha coinvolto 10.000 donne e uomini di età compresa tra 50 e 74 anni, tale studio ha mostrato che la carenza di vitamina D ha aumentato in maniera significativa la mortalità generale e cardiovascolare. Nella malattia da coronavirus le complicande che si possono aggiungere al danno respiratorio sono guarda caso: il danno al miocardio e quello renale che concorrono alla mortalità. È innegabile che moltissimi tessuti hanno recettori cellulari della vitamina D, oltre l’intestino, le ossa e il rene i tessuti bersaglio a cui si lega sono: pancreas, ipofisi, cellule della pelle, del seno, della placenta, cellule emopoietiche ecc. Sappiamo anche che alimenti fonte di vitamina D sono per lo più quelli di origine animale in particolare pesce come aringa, salmone, sardine, olio di fegato di merluzzo, piccole quantità nella carne, uova, burro e oli vegetali, mentre piante, frutta e noci sono povere di vitamina D. Quante persone nella nostra popolazione seguono fai da te regimi vegetariani? L’Aif se lo è chiesto? Inoltre una intossicazione di vitamina D è piuttosto rara e tuttavia può verificarsi in pazienti che assumono vitamina D con supplementi vitaminici. Ci sono specifici sintomi legati ad una ipervitaminosi, ma di fatto una larga fetta della popolazione italiana soprattutto anziana è lungi da essere nella condizione di ipervitaminosi, anzi è nella condizione di ipovitaminosi D, spesso con grave carenza.

Per concludere questa disserzione breve, direi che è vero hanno fatto i conti e forse c’è stato una spesa di 320 milioni di euro, ma li abbiamo confrontati con quelli che ci costano la cura di malattie come sclerosi multipla malattie cardiologiche e autoimmuni? Inoltre prima di dire non serve abbiamo analizzato se e quanti soggetti hanno insufficiente o carente la vitamina D, e i nutrienti necessari per la sua attività come B2 e K? Abbiamo fatto interventi seri di regolamentazione della qualità degli alimenti che arriva sulle nostre tavole? Direi che il problema è complesso e non è possibile che sia liquidato in così poco tempo e vada comunque considerato con molta, molta attenzione.

Quali sono oggi le possibili cause note di carenza di vitamina D?

Le cause possono essere distinte in cause normali legate a particolari fasi riguardanti il ciclo riproduttivo cause che chiamano in causa la donna : gravidanza e allattamento, menopausa. Altre cause sono legate a patologie specifiche, ad esempio:

Morbo di Crhon, Celiachia, Morbo di Whipple; insufficienza epatica e renale o problemi di tireodectomia. Altre interessano tutti i soggetti o in particolare alcuni:

soggetti che per motivi diversi non godono di corretta esposizione al sole

soggetti obesi

soggetti che assumono farmaci per il controllo del colesterolo

invecchiamento che può comportare malassorbimento intestinale

Quali sono i problemi di una diminuzione dell’assorbimento della vitamina D?

La diminuzione della calcemia serica, cioè una diminuzione del calcio nel sangue, a questo fatto consegue un aumento della sintesi di paratormone, l’ormone secreto dalle paratiroidi che regola il livello di calcio nel sangue, pertanto una diminuzione di questo fa scattare il meccanismo secondo il quale le paratiroidi sono stimolate a formare più paratormone che mobilizzerà il calcio dalle ossa per farlo aumentare nel sangue.

Le ossa pertanto saranno impoverite di calcio che rende compatta la matrice ossea e diventeranno via via più fragili tanto più persiste tale condizione, aumenta il rischio di fratture ammalandosi quindi di osteoporosi.

Pertanto la carenza di vitamina D non è uno scherzo, i sintomi di carenza purtroppo non sono spesso nitidi e avvertibili a breve distanza ma a lungo

 

termine possono provocare seri danni all’organismo, i sintomi sono spesso confusi con altre problematiche, infatti sono:

Stanchezza, debolezza e depressione, dolori alle ossa, problemi intestinali, sudore alla testa e alle mani, eccesso di peso. Si ha un ridotto assorbimento di calcio a livello intestinale e quindi il calcio non sarà disponibile a sufficienza per i processi naturali di rimodellamento e mineralizzazione delle ossa.

Cosa affermano alcune fonti di ricerca riguardo alla vitamina D?