Maria Antonietta Carrozza

Una soluzione uguale per tutti non esiste.

L’unica via e’ un programma personalizzato e strutturato su misura per te.

3498351692

tonia.carrozza@gmail.com

Che cosa determina la durata e l’intensità dell’infiammazione

La scoperta dei mediatori chimici dell’infiammazione, le citochine, e la possibilità di dosarle, hanno permesso di individuare la loro azione e di poter rispondere a questa domanda. Ma andiamo con ordine: che cosa sono le citochine? Tali molecole sono una vasta gamma di proteine che hanno basso peso molecolare e che svolgono ruoli di regolazione nella risposta immunitaria determinando appunto durata e intensità della risposta. Appartengono al gruppo delle citochine molecole come le interleuchine, gli interferoni e i fattori di crescita mesenchimali, le adipochine del tessuto adiposo e la famiglia del fattore di necrosi tumorale. In base al momento della loro scoperta sono state classificate tramite un numero: 1,2,3 ecc. Oggi ne conosciamo 35 circa. Anche la loro funzione ci permette una distinzione, ad esempio la citochina nota col nome di fattore di necrosi tumorale o TNF induce l’apoptosi, cioè il suicidio cellulare, che viene attivato qualora una cellula del nostro organismo subisce gravi danni al DNA irreparabili e quindi diventa atipica. L’origine, cioè il tessuto o le cellule che generano le citochine, permette una ulteriore loro distinzione, così avremo: adipochine se sono generate dal tessuto adiposo, linfochine se sono generate da linfociti oppure monochine se sono i monociti del sistema immunitario a formarle. Le citochine sono sostanze proteiche “simil ormone” cioè sono sostanze che appena vengono secrete inducono una risposta che può avere azione sulla cellula stessa produttrice (si parla di azione autocrina), o su cellule vicine ma diverse da quelle produttrici (si parla di azione paracrina) oppure, qualora viaggiano nel sangue e raggiungono il bersaglio situato a distanza dal luogo di produzione, si parla di azione endocrina. Le citochine quindi sono molecole potenti, per indurre una risposta, tali potenti proteine agiscono da “segnale immunostimolanti” vuol dire che si legano a recettori presenti su cellule di vari tessuti o organi, sono pertanto dei “ligandi” di tali recettori.

L’azione delle citochine si esercita nel processo infiammatorio sia cronico sia acuto, esse hanno un ruolo chiave come mediatori di vie metaboliche  di cellule muscolari, regolano il metabolismo delle cellule del tessuto adiposo, del fegato, del sistema nervoso centrale. Il sistema gastrointestinale ad esempio è il sistema bersaglio di citochine proinfiammatorie. Sappiamo tutti che la corretta funzionalità della mucosa gastrointestinale è alla base del benessere di tutto l’organismo. Per mantenere integra  la mucosa gastrointestinale  è necessario un corretto stile di vita che si traduce nei seguenti comportamenti: corretta alimentazione, abbandono della sedentarietà e adozione di uno stile attivo quotidiano, adozione di uno stile di vita che preveda un regolare e almeno moderato di esercizio fisico settimanale. Una mucosa intestinale in buona salute dipende dalla corretta integrazione tra questa e il suo microbiota e tra questo e il GALT (sistema linfoide associato alla mucosa gastrointestinale). Ciò di cui ci nutriamo influenza  l’equilibrio del microbiota e il suo disequilibrio influenza a sua volta il nutrimento della mucosa. Se una alimentazione scorretta è occasionale, poco incide su questo equilibrio che può mettere in atto meccanismi di compensazione, ma se una alimentazione scorretta è adottata con continuità allora sarà acquattato pronto ad aggredirci, prima piano piano e poi sempre con più rumore uno stato infiammatorio la cui durata e intensità dipende molto dai nostri comportamenti. L’acido butirrico, un acido grasso a catena corta è il normale nutriente delle cellule della nostra mucosa gastrointestinale, la sua produzione giornaliera dipende dalla fermentazione  di fibre alimentari e dalla quantità di batteri intestinali buoni che sono nostri ospiti e per così dire “buoni fermentatori” infatti la mucosa gastrointestinale si rinnova in continuazione, le sue cellule vivono solo pochi giorni e questo ci dice che notevoli sono le sue esigenze nutrizionali, tali esigenze non possono essere eluse, pena il benessere dell’intero organismo. La produzione fisiologica di acido butirrico è dunque indispensabile per l’integrità della mucosa per riparare eventuali danni, è indispensabile per il riassorbimento del sodio e dell’acqua e per mantenere il pH intestinale a valori ottimali a rendere sfavorevole la crescita di patogeni e facilitando invece l’adesione alle cellule della mucosa dei bifidobatteri amici. Il tutto favorisce una equilibrata produzione di citochine, poiché è proprio l’acido butirrico a

  • favorire la riduzione dell’espressione genica delle citochine agendo sulla inibizione dell’attivazione del NFK (Nuclear FactorK)
  • favorire la degradazione ddell’IpK (Inibitor Proteine K)

Il nostro organismo durante le normali reazioni metaboliche produce ossidanti o radicali liberi che devono essere rimossi e resi innocui altrimenti si entra in un processo di stress ossidativo; quindi madre natura ci ha fornito non solo di ospiti di eccezione, ma anche di strategie efficaci per combattere un regolare processo fisiologico che è appunto lo stress ossidativo. Tali strategie consistono in una sorta di esistenza di un sistema antiossidante fisiologico che consiste di un insieme di meccanismi enzimatici messi in atto da enzimi di cui siamo dotati come: superossidodismutasi, catalasi, glutatione riduttasi; ma anche di meccanismi “non enzimatici” che consistono di sostanze come polifenoli, antocianine, vitamina E, vitamina  C, carotenoidi, tutte sostanze, guarda caso, presenti negli alimenti vegetali che assumiamo. Alcune cifre possono farci comprendere meglio: una cellula vecchia può accumulare fino più di a 60.000 danni a livello del DNA, Una persona di 75kg produce circa 2kg di radicali liberi ogni anno e il contributo della vitamina C alle difese antiossidanti non supera il 15%. Una mela di media grandezza ha contenuto di vitamina C (antiossidante) basso, circa 10mg, ma possiede una attività antiox equivalente a circa 2250 mg di vitamina C, questo significa che le proprietà antiossidanti di frutta e verdura non sono riconducibili tanto alle vitamine ma quanto alla presenza di agenti fitochimici quali, polifenoli, antocianine ecc, pertanto mangiare frutta senza verdure, non va bene; ogni nutriente è indispensabile e in ogni tipo di vegetale o frutta gli agenti fitochimici possono variare in tipo e quantità, quindi meglio non scartarne nessuno. Ora è chiaro che una dieta corretta e bilanciata fa la differenza nella durata e nell’intensità dell’infiammazione.

La loro nutrizione è a base quasi esclusiva di grassi animali saturi che sono noti come causa principale di ipercolesterolemia. Viste le caratteristiche nutrizionali di questo popolo, le ipotesi degli scienziati che studiavano questo gruppo propendevano verso alti livelli di colesterolo nel sangue, mentre come causa di morte si ipotizzavano alti livelli di patologie cardiovascolari. I risultati degli studi intrapresi disattesero tutte le ipotesi: i Masai hanno livelli di colesterolo normali o addirittura più bassi di quelli della popolazione americana e la causa di morte non faceva registrare patologie cardio-vascolari. I risultati crearono grande stupore tanto da innescare nuove indagini per ricercare la spiegazione di questo fenomeno.

I Masai infatti oltre alla carne si cibano di grandi quantità di latte fermentato dei loro animali, che bevono in continuazione durante il giorno. Il latte è stato analizzato e studiato e in esso si è trovato un fattore chiamato AMF che è in grado di ridurre il colesterolo LDL, in quanto pare che tale AMF inibisca l’enzima che sintetizza il colesterolo. È stato visto che tale fattore viene sintetizzato dal probiotico L. acidophilus, in particolare dal ceppo DDS1, purché sia presente alla concentrazione di 4 milioni di batteri vivi per ml di latte. Per tale motivo, in caso di dislipidemia, occorrerebbe controllare l’eubiosi dei soggetti che presentano ipercolesterolemia per correggerla eventualmente, e alla terapia nutrizionale opportuna, prima di ricorrere alle statine si dovrebbe pensare ad una seria integrazione probiotica con Lactobacillus acidophilus DDS1.

La dieta dei Masai era costituita da carne del loro bestiame, dal latte e dal sangue di toro. Attualmente la loro dieta ha subito delle trasformazioni in quanto sempre più Masai sono divenuti coltivatori quindi c’è stata una evoluzione da nomadi a stanziali, ma il loro pasto è a base di polenta bianca, verdura cotta, patate e cavoli, mentre la carne viene consumata in occasioni speciali. Hanno invece mantenuto il latte fermentato che consumano durante il giorno, spesso è aromatizzato con ginger. Al mattino fanno colazione con un pastone a base di miglio, farina di mais e latte. Durante tutto il giorno masticano corteccia di acacia che usano inserire anche nelle zuppe; la corteccia di acacia contiene saponina ed è risaputo che migliora il livello di colesterolo nel sangue.

RICEVE A:

Verona

Pescantina

Mantova

Copyright Dott.ssa Maria Antonietta Carrozza 2019