Da circa un anno stiamo lottando contro una vera e propria epidemia nota con il nome di Covid-19. Tale epidemia ci ha insegnato che persone affette da dismetabolismi hanno un rischio maggiore rispetto alle persone sane di sviluppare sintomi gravi se colpiti dal virus.

Ma cosa sono i dismetabolismi?

Con questo nome si designano alterazioni del metabolismo come quelle presenti in malattie come il diabete e nelle malattie cardiovascolari. Le alterazioni del metabolismo, cioè i dismetabolismi, comportano uno stato infiammatorio cronico e un calo della risposta immunitaria. Uno stato infiammatorio cronico, comporta quindi, un indebolimento del sistema immunitario.

Le persone che sono state infettate dal virus vanno incontro a un forte stato
infiammatorio acuto, la presenza del virus nel loro organismo scatena una “tempesta di citochine”, così viene definito il rilascio di mediatori infiammatori che danno l’allarme che un “ intruso” attacca l’integrità dell’organismo.

Lo stato infiammatorio è a carico di molti organi e sistemi dell’organismo e se questo è già colpito da dismetabolismi succede che l’infiammazione già presente in questo stato, va a sommarsi a quella scatenata dal virus.

Poiché alla condizione dismetabolica si accompagna un deficit immunitario, il corpo non riesce a spegnere l’infiammazione soccombendo al virus. Un ruolo chiave per controllare l’avanzare della malattia è giocato dal controllo dello stato iperglicemico e della tempesta di citochine scatenati dal Covid-19.

Il ruolo chiave dell’alimentazione

Lo stato iperglicemico e l’infiammazione possono essere controllate da ciò che si mangia. Una rivalutazione dietetica è fondamentale quindi per abbassare il rischio di sintomatologie gravi in chi è colpito dal virus in questione.

Sulla base di questi nuovi dati una rivoluzione dietetica è necessaria perché nel nostro stile alimentare quotidiano si introducono molti alimenti processati arricchiti di zuccheri, troppi zuccheri semplici e complessi e troppi grassi con alto tenore di omega 6 precursori pro-infiammatori e pochissimi grassi omega 3 precursori di mediatori antinfiammatori. È importante mantenere che rapporto omega 3-6 nella alimentazione rimanga corretto e purtroppo nella nostra alimentazione attuale tale rapporto pende a favore dell’omega 6. Questa epidemia ci ha sicuramente insegnato molto, soprattutto a livello di salute.

Una delle cose che abbiamo imparato è l’attenzione alla nostra alimentazione e alla scelta di alimenti di qualità. Carne e pesce pescato meglio di quello allevato, uova biologiche da galline ruspanti o allevate all’aperto, carni grass fed e formaggi da latte di vacca grass fed o di capra o di pecora. Tutto ciò che oggi sembra quasi impossibile reperire, ma non è proprio così, alcune aziende hanno cominciato ad adottare una visione diversa dalla visione di allevamenti intensivi, e dobbiamo aver chiaro una cosa: siamo noi consumatori che orientiamo il mercato, allora nei negozi biologici e nei supermercati orientiamoci sempre più verso alimenti non processati, scegliamo in modo oculato facendo una attenta lettura delle etichette alimentari.