Maria Antonietta Carrozza

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Edometriosi: malattia cronica e complessa dell’età riproduttiva

L’endometriosi è una patologia ginecologica benigna caratterizzata dalla presenza di tessuto dell’endometrio (ghiandole e/o stroma) localizzato al di fuori della normale sede intrauterina. L’endometrio è la mucosa che ricopre la cavità interna dell’utero, formata da uno strato di epitelio ghiandolare e da mucosa direttamente aderente al miometrio, per tale motivo nell’endometriosi tali componenti costituiscono il tessuto endometriale ectopico. La prevalenza di tale patologia è stimata del 7-10% della popolazione femminile in età fertile, di cui circa un 3% manifesta una sintomatologia clinicamente rilevante. L’endometriosi è una patologia estremamente eterogenea sia da un punto di vista clinico sia da un punto di vista di estensione e coinvolgimento anatomico della malattia, si possono manifestare infatti, da piccoli impianti peritoneali fino a esteso coinvolgimento d’org

ano che finirà per danneggiare l’organo aggredito. Il quadro clinico è variabile, si trovano infatti donne completamente asintomatiche, donne che presentano infertilità e/o sintomi dolorosi di intensità variabile quali: dismenorrea, dispareunia, dischezia, disuria e dolore pelvico cronico.

 

 

a diagnosi di endometriosi è indirizzata dalla storia clinica della paziente, dalla sintomatologia riferita e dalla obiettività ginecologica. Tale diagnosi è supportata da diverse metodiche di diagnostica per immagini, la certezza diagnostica è solo istologica e si può avere in seguito a intervento chirurgico laparoscopico che rappresenta attualmente l’unico mezzo possibile per la diagnosi certa e per la stadiazione della patologia. La chirurgia laparoscopica consente non solo la diagnosi certa della malattia e la sua stadiazione ma rappresenta anche un trattamento efficace di rimozione del tessuto ectopico.

Per la stadiazione dell’endometriosi sono stati proposti differenti modelli classificativi tra cui l’Enzian classification e l’endometriosi fertility index (EFI), sebbene attualmente la Revised American Society for Reproductive Medicine (r-ASRM) classification rappresenti il sistema di riferimento. Il trattamento dell’endometriosi dipende dalla sintomatologia clinica, dalla stadiazione della malattia e dai trattamenti già eseguiti.

La terapia medica prevede la terapia estroprogestinica combinata, la terapia progestinica e anti-progestinica, l’utilizzo degli analoghi del GnRH, inibitori dell’aromatasi e antidolorifici in particolare gli anti-infiammatori non steroidei.

Sintesi: le caratteristiche della patologia:

Presenza anomala di tessuto endometriale, in altri organi quali ovaie, tube, peritoneo, vagina, intestino, vescica.

Mensilmente per effetto degli ormoni del ciclo mestruale, il tessuto endometriale ectopico va incontro a sanguinamento generando:

  • infiammazione dei tessuti circostanti,
  • formazione di tessuto cicatriziale e di aderenze
  • sintomatologia: molti casi sono sintomatici

Le cause della patologia

Le cause sono ignote. L’endometriosi è stata associata a differenti fattori che sono coinvolti nel suo sviluppo tra cui il profilo genetico, 

l’infiammazione, l’attività ormonale, la ciclicità mestruale, il metabolismo delle prostagland

ine e fattori immunologici. Malattia definita multifattoriale quindi, data la complessità della patologia, differenti fattori di rischio sono stati individuati e studiati 

come potenziali fattori associati soprattutto al quadro sintomatologico dell’endometriosi, lo studio di questi fattori tra cui rientrano in primis la composizione corporea e il profilo nutrizionale, l’attività fisica è molto importante per poter individuare potenziali strategie d’intervento.

Dal punto di vista del BMI e composizione corporea sembra esserci una relazione inversa tra BMI ed endometriosi. Questa associazione è spiegabile da una più difficile diagnosi di endometriosi nelle donne obese, da una relazione inversa tra BMI e livello socio economico a sua volta associato con una maggior incidenza di endometriosi, da un calo dell’appetito associato all’endometriosi, maggior anovulatorietà e irregolarità mestruali nelle pazienti con elevato BMI. Inoltre un BMI elevato che spesso di associa a scorretta alimentazione e sedentarietà costituisce un terreno ottimale per l’innesco di processi infiammatori e l’infiammazione cronica caratterizza l’endometriosi. Sotto questo profilo, le scelte alimentari risultano determinanti, considerato anche il ruolo, ormai non più discutibile, che ha il cibo nel sostenere o, al contrario, modulare i fenomeni infiammatori. Se l’alimentazione corretta assume un ruolo preventivo e migliorativo del quadro sintomatologico di molte malattie a carattere infiammatorio è evidente la sua importanza anche per l’endometriosi visto che tale spiccato carattere contraddistingue questa malattia. Per cui una corretta alimentazione per i soggetti geneticamente predisposti può avere un effetto protettivo, mentre una dieta personalizzata può avere effetto sul miglioramento della sintomatologia. Poiché inoltre in ogni patologia infiammatoria lo stile di vita in generale può avere notevole influenza, ecco che anche l’attività fisica regolare, il rispetto delle ore di veglia e di sonno hanno assieme a una corretta e personalizzata alimentazione un effetto protettivo verso l’endometriosi con una riduzione del rischio ed un miglioramento della sintomatologia.

La relazione che lega dieta ed endometriosi affonda le radici sul fatto che differenti processi fisiologici e patologici tra cui spiccano l’infiammazione, l’attività estrogenica, lo stress ossidativo e il metabolismo delle prostaglandine sono influenzabili dalla dieta. Differenti studi epidemiologici hanno riscontrato una associazione tra specifici regimi nutrizionali e il rischio di endometriosi, sebbene i dati complessivamente siano limitati e soprattutto presentino una certa variabilità di risultati.

 

Tra gli elementi nutrizionali più fortemente correlati con il rischio di endometriosi vi sono gli acidi grassi polinsaturi a catena lunga (ω3 e ω6). Il consumo di tali acidi grassi è stato riscontrato più basso nelle pazienti affette da endometriosi rispetto al gruppo di controllo, ed inferiore al raccomandato. Il consumo di acidi grassi omega-3 è stato inoltre associato ad una incidenza più bassa di endometriosi. Nelle donne con diagnosi di endometriosi un’alterazione del rapporto ω6:ω3 è stato associato ad un incremento della dismenorrea e dell’incidenza di disordini endocrini e autoimmuni. Tali dati epidemiologici trovano potenziale spiegazione nel fatto che l’acido arachidonico, un omega-6 (ω6), è il precursore delle prostaglandine e leucotrieni (PGE e LTB4) coinvolti nella mediazione della flogosi, mentre alcuni omega 3 (ω3) – l’acido eicosapentanoico e docosahexanoico – (olio di pesce, olio di chia, olio di lino) sono substrato per la sintesi di mediatori chimici ad azione pur sempre infiammatoria (PGE3 and LTB5) ma inferiore.

L’attività fisica resta comunque potenzialmente in grado di influenzare l’endometriosi a diversi livelli: riduce i livelli di estrogeno; aumenta i livelli di sex-hormone-binding globulin con riduzione relativa dei livelli di estrogeno biodisponibile; riduce l’insulino resistenza e l’iperinsulineamia che si associano a maggiori livelli di estrogeno e insulin-like growth factor-1 capaci di stimolare la proliferazione delle cellule endometriali; aumenta le citochine anti-infiammatorie con conseguente modulazione dello stress ossidativo e del decorso di  patologie infiammatorie croniche. Il rapporto tra endometriosi e attività fisica è attualmente da approfondire ed ulteriori studi sono necessari in particolare al fine di valutare l’impatto dell’attività fisica sul decorso della malattia, nello specifico risultano necessari studi con migliore quantificazione della attività fisica effettiva.

 

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