Maria Antonietta Carrozza

Una soluzione uguale per tutti non esiste.

L’unica via e’ un programma personalizzato e strutturato su misura per te.

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Il metodo che utilizzo

L’approccio Cognitivo-Comportamentale

Mi occupo della salute dei miei pazienti, proponendo un programma di nutrizione secondo il metodo cognitivo comportamentale. I risultati ottenuti grazie allo sviluppo della metodologia sono unici e derivano dallo studio approfondito di questo tipo di approccio fondato sul mio dottorato di ricerca in Scienze della Cognizione.

In cosa consiste

È un approccio basato su alcune fasi di intervento che partono da un presupposto scientifico di base: il rapporto stretto tra mente e cibo che ha alla base la seguente concezione:

  • l’assunzione di cibo non è solo controllata da meccanismi fisiologici, ma vi sono meccanismi complessi legati alla costruzione del pensiero razionale, emozionale, del piacere-ricompensa, e della costruzione del concetto di sé.

Tali meccanismi influenzano il comportamento alimentare che una persona manifesta. Conoscere questi meccanismi e imparare a riconoscere i legami che questi possono avere con le emozioni/affettività significa anche poter esercitare un controllo razionale su questi prevenendo eventuali comportamenti scorretti con strategie alternative che possono essere individuate/suggerite. Una sorta di psicoeducazione individuale e/o familiare che si mette in atto nel momento in cui si ravvedono problemi emotivi/affettivi che incidono su eventuali comportamenti scorretti.

Le persone che sono in sovrappeso lo sono perché introducono più calorie di quelle che consumano e molto spesso il vissuto è: “mangio poco e non dimagrisco”, oppure “ non mangio niente eppure sono grasso/grassa”, in tal caso ci sono due ambiti:

  • il nutrizionista deve valutare i bisogni nutrizionali del paziente in funzione della attività svolta dal paziente e dei parametri antropometrici;

  • il nutrizionista deve passare alla analisi del “poco o niente del paziente” anche per renderlo consapevole del suo bilancio energetico giornaliero; in tal caso serve la collaborazione del paziente perché esistono strumenti di monitoraggio dell’alimentazione che permettono non solo la valutazione del bilancio energetico quotidiano ma anche, in sede di colloquio nutrizionale di individuare i momenti critici in cui si manifestano eventuali disfunzioni nelle assunzioni alimentari e di cercare strategie idonee da mettere in atto per aggirare tali ostacoli.

Ovviamente l’approccio cognitivo-comportamentale è differente se l’individuo è solo in sovrappeso oppure siamo di fronte a un vero e proprio disturbo del comportamento alimentare, un nutrizionista dovrebbe saper differenziare perché in questo secondo caso non può e non deve agire da solo ma in equipe con uno psicoterapeuta. Insieme questi professionisti metteranno in atto da un lato riabilitazione nutrizionale (compito del biologo nutrizionista o del medico nutrizionista), dall’altro lato, psicoeducazione (compito dello psicoterapeta).

Nei casi di disturbi del comportamento alimentare e in modo particolare in caso di anoressia, se ad essere coinvolto è il biologo nutrizionista occorre che nell’equipe sia presente anche un medico che possa valutare lo stato della salute del paziente. Tra i disturbi del comportamento alimentare oggi sono annoverate molte patologie come anoressia, bulimia, vigoressia, la dieting, la sindrome da alimentazione notturna, l’obesità, ecc. Da queste patologie con interventi mirati si può uscire guarendo, non da soli, occorre chiedere aiuto, ma è fondamentale oltre all’aiuto del nutrizionista quello dello psicoterapeuta che lavorerà soprattutto sulla ristrutturazione cognitiva affrontando pensieri e idee che sostengono il disturbo dell’alimentazione.

RICEVE A:

Verona

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