Maria Antonietta Carrozza

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Il Microbiota e la riduzione del Colesterolo

Colesterolo alto, il 40% della popolazione ne soffre e molti non sanno di averlo. “Lower is better”, è il motto americano in merito al colesterolo e i dati non sono per nulla rassicuranti, questi sotto sono le cifre fino al 2012 e si teme un aumento negli anni che seguono.

R.it Medicina

2,5 milioni di Italiani dai 35 ai 79 anni secondo tali dati citati, hanno ipercolesterolemia severa. 260.000 italiani dai 10 agli 80 anni sono affetti da ipercolesterolemia familiare eterozigote. E solo 1/5 viene trattato efficacemente. Si raccomanda da ogni parte la prevenzione con dieta e movimento aerobico, ma….e soprattutto qui il velo potente delle multinazionali farmaceutiche che prepara la classe medica si fa sentire, si raccomanda la riduzione dei fattori di rischio di cardiopatie ischemiche e di ictus con la terapia con statine e inibitori del riassorbimento del colesterolo, fino alla nuova classe di farmaci inibitori dell’enzima PCSK9.

Ma nessuno dice che il nostro Microbiota, in particolare i batteri saccarolitici come lo sono i Lattobacilli e i Bifidobatteri abbassano il colesterolo. Eppure la fisiologia del fegato è a tutti nota e basterebbe una campagna serrata o degli interventi mirati seri sullo stile di vita per ottenere grossi risparmi a livello sanitario senza arricchire le tasche delle case farmaceutiche o delle neonate case di integratori. Si sa che la popolazione Italiana sta incamminandosi verso l’evoluzione de lo “Homo seduto”, allora non si possono pensare interventi che nella vita quotidiana incentivino uno stile di vita attiva? O interventi mirati contro le pubblicità martellanti di alimenti industriali spacciati per sani ricchi di conservanti, aromi e coloranti, del tipo: “per ogni pubblicità di cioccolate, merendine ecc, far partire anche Flash di attenzione che sintetizzino l’insalubrità dei cibi o prodotti con calorie vuote? No, questo non si può fare…perché le leggi del mercato governano la salute, da sempre. Si, si parla di cittadino “consapevole” ma spesso il cittadino è confuso, spesso ricorre al Bio pronto, senza rendersi conto che anche il bio pronto è governato dalle stesse leggi di mercato non certo quelle della salute dell’individuo.

Ma torniamo al colesterolo e ai nostri Microbi amici. Il fegato, anzi le sue cellule, gli epatociti, usano il colesterolo per sintetizzare l’acido colico e l’acido chenodesossicolico che sono i Sali biliari primari, questi acidi prima di essere escreti sono coniugati con glicina e taurina e daranno luogo agli acidi biliari coniugati: glicocolico e taurocolico e glicochenodesossicolico e taurochenodesossicolico, il 75% dei primari si coniuga con la glicina, il restante (fino a un 98%,) con taurina. Il processo di coniugazione è necessario perché aumenta la idrofilicità di tali acidi conferendo loro una capacità emulsionante maggiore. Gli acidi biliari coniugati comporranno la bile, sostanza importantissima del processo digestivo perché emulsiona i grassi alimentari. Tutto il maccanismo digestivo dei grassi è legato al circolo entero-epatico con cui il fegato opera la sintesi, a partire dal colesterolo, degli acidi biliari primari e la loro coniugazione con glicina e taurina, confezionando appunto la bile. Quest’ultima  viene riversata nel duodeno intervenendo nel processo digestivo. I lattobacilli del colon, i bifidobatteri e gli Streptococchi, operando l’acidificazione di questo tratto dell’intestino con il loro metabolismo saccarolitico, da un lato favoriscono la diminuzione della solubilità degli acidi biliari limitando il loro riassorbimento in modo che meno acidi biliari ritornino al fegato; dall’altro facilitano l’aumento dell’escrezione dei Sali biliari con le feci. Nel colon i lattobacilli provvedono alla trasformazione degli acidi biliari coniugati in acidi biliari secondari. E secondo questa veste tali composti tornano al fegato per essere riciclati, ma se la loro solubilità diminuisce il riciclo è più basso. Concludendo, se il fegato ha meno Sali biliari riciclati, userà il colesterolo endogeno ematico per la loro sintesi, abbassando quindi la colesterolemia. Il riassorbimento dei sali biliari può essere ridotto anche dall’azione chelante delle fibre solubili, come quelle presenti nella frutta fresca, legumi, avena e crusca d’avena. Ecco come una sana alimentazione e un sano microbiota possono avere l’effetto di incrementare la sintesi ex novo a partire dal colesterolo dei Sali biliari  abbassando i livelli di LDL nel sangue.

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