Maria Antonietta Carrozza

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Insulino-Resistenza e Sindrome Metabolica 

Quando si assumono carboidrati complessi o semplici, il processo digestivo rende disponibile gli zuccheri che questi apportano sotto forma di glucosio. Il glucosio dall’apparato digerente viene assorbito e immesso nel sangue e per questa via verrà assunto dalle cellule a scopi energetici. In condizioni normali il livello di glucosio ematico viene regolato da due ormoni antagonisti l’insulina e il glucagone prodotti dal pancreas. 

L’insulina è l’ormone ipoglicemizzante, cioè favorisce l’entrata di glucosio ematico nelle cellule dove verrà utilizzato per produrre appunto energia. Il glucagone è invece un ormone iperglicemizzante cioè favorisce la glicogenolisi, cioè la scissione di glucosio dai depositi naturali di glicogeno epatico o muscolare.

In condizioni normali e con una assunzione adeguata di carboidrati tale meccanismo fisiologico regola i livelli ematici di glucosio e mantiene livelli corretti di glicemia.

 L’azione dell’insulina è pertanto fondamentale e il corretto svolgimento del meccanismo deve essere salvaguardato, poiché nel caso in cui si assumono un eccesso di zuccheri, si arriverà ad un punto in cui l’insulina non riuscirà a trasportare il glucosio all’interno delle cellule perché queste fanno normalmente entrare le quantità necessarie, tenendo fuori dal loro interno gli eccessi. In tale situazione il pancreas deve secernere quantità sempre maggiori di insulina per obbligare le cellule a farlo entrare. A questo punto si instaura quello che scientificamente viene definita “resistenza-insulinica: la cellule resiste all’azione dell’insulina e il glucosio non riesce a penetrare con un sovraccarico di lavoro pancreatico che dovrà produrre quantità maggiori di insulina per abbassare i livelli di glucosio ematico. La condizione di iperinsulinemia causata da una iperproduzione pancreatica non è esente da problemi, in quanto a sua volta causa una riduzione dei recettori cellulari per l’insulina, tale riduzione è la naturale difesa delle cellule dell’organismo che non essendo più in grado di immagazzinare glucosio ne sbarrano così l’entrata. Ogni cellula normale, infatti, presenta sulla superficie circa 20.000 recettori che in condizioni di insulino-resistenza si riducono a circa 3000. Così oltre al superlavoro del pancreas si verificherà anche un superlavoro epatico in quanto il glucosio in eccesso verrà in questa sede trasformato in grasso e stoccato nei tessuti in particolare in quelli addominali con crescita del girovita. Quando si arriva a queste condizioni si è già in Sindrome Metabolica.

Il Quadro sintomatologico tipico dell’insulino-resistenza è ormai abbastanza noto: Steatosi epatica, Ovario policistico, Irsutismo, Iperglicemia gravidica, flogosi diffusa, disordini neurologici, desiderio ossessivo di carboidrati e spesso iperfagia anche non consapevole. I criteri diagnostici si basano sia su alcune evidenze nella struttura fisica del soggetto, ad esempio adiposità intestinale con aumento del girovita (nelle donne maggiore di 88 e negli uomini maggiore di 102), e su alterazione dei parametri ematici come: glicemia a digiuno, parametri pressori fuori norma e uno stato di flogosi legato ad esempio all’aumento di TNF alfa (Fattore di necrosi tumorale, è una interleuchina coinvolta nel processo di infiammazione sistemico), di IL6, di IL1 e di PCR (proteina C reattiva), all’alterato rapporto TG/HDL, cioè trigliceridi alti in presenza di bassi livelli di HDL, tale rapporto è difatti una indicazione indiretta di insulino-resistenza anche in soggetti magri. L’emoglobina glicata è poi il parametro di eccezione perché permette di valutare l’eventuale eccesso di glucosio nel sangue. Oltre all’HOMA che permette di mettere in relazione la glicemia con l’insulinemia in modo da poter valutare la funzionalità delle cellule pancreatiche, permettere una stima della insulino-resistenza e il monitoraggio degli effetti del trattamento in corso. Altri parametri osservabili sono Iperferritinemia e inversione del rapporto FSH/LH.

I NUMERI

In Italia 14 milioni di persone affette da Sindrome Metabolica (25% uomini, 27% donne); Secondo il rapporto Osservasalute 2016, che fa riferimento ai risultati dell’Indagine Multiscopo dell’Istat “Aspetti della vita quotidiana” emerge che, in Italia, nel 2015, più di un terzo della popolazione adulta (35,3%) è in sovrappeso, mentre una persona su dieci è obesa (9,8%); complessivamente, il 45,1% dei soggetti di età ≥18 anni è in eccesso ponderale. Sovrappeso e Obesità sono spesso sinonimi di resistenza insulinica. Come negli anni precedenti, le differenze sul territorio confermano un gap Nord-Sud in cui le Regioni meridionali presentano la prevalenza più alta di persone maggiorenni obese (Molise 14,1%, Abruzzo 12,7% e Puglia 12,3%) e in sovrappeso (Basilicata 39,9%, Campania 39,3% e Sicilia 38,7%) rispetto a quelle settentrionali (obese: PA di Bolzano 7,8% e Lombardia 8,7%; sovrappeso: PA di Trento 27,1% e Valle d’Aosta 30,4%).

La percentuale di popolazione in eccesso ponderale cresce all’aumentare dell’età e, in particolare, il sovrappeso passa dal 14% della fascia di età 18-24 anni al 46% tra i 65-74 anni, mentre l’obesità passa, dal 2,3% al 15,3% per le stesse fasce di età. Inoltre, la condizione di eccesso ponderale è più diffusa tra gli uomini rispetto alle donne (sovrappeso: 44% vs 27,3%; obesità: 10,8% vs 9%). Il 33%degli adolescenti e bambini obesi sono in sindrome metabolica con alta probabilità di sviluppare malattie cronico-degenerative come diabete di tipo 2 e malattie cardiocircolatorie. Deriva da tutto questo l’importanza di adottare una alimentazione con basso carico glicemico e praticare attività aerobica in lipolisi favorente l’utilizzo dei grassi

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