Maria Antonietta Carrozza

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La Dieta Mediterranea: uno stile di vita sano

L’OMS ha fornito una definizione di salute come “stato di completo benessere psico-fisico e sociale“. Da questa definizione discende il fatto che la salute non è solo l’assenza di malattia, poiché tale aspetto è solo una parte della salute. Sono stati condotti molti studi sullo stato di salute umano che hanno identificato le cattive abitudini alimentari e lo stile di vita sedentario come fattori di insorgenza di numerose e gravi patologie, ad esempio sindrome metabolica o malattie cronico-degenerative. In Italia la popolazione è sempre più in sovrappeso e tale problema non è diffuso alla popolazione adulta ma purtroppo colpisce sempre più bambini in età evolutiva; i dati destano preoccupazione soprattutto in Italia del sud. Il nostro Paese ha adottato fino agli anni 50 circa uno stile alimentare denominato “Dieta Mediterranea”, tale dieta è l’unica a poter vantare studi scientifici a riguardo che hanno messo in luce i benefici per la salute che questo tipo di dieta è in grado di procurare. È opinione generale che ciò che si definisce “dieta mediterranea” è in realtà un vero e proprio stile di vita.

Circa 2.8 milioni nel mondo sono i decessi per malattie legate al sovrappeso o all’obesità, tali decessi sono rilevati soprattutto nel mondo occidentalizzato. Così nel nostro pianeta esiste un binomio oscuro: una parte del mondo muore per patologie determinate dal sovrappeso o dall’obesità, mentre l’altra parte muore di fame, si contano infatti più di 800 milioni di persone denutrite nel biennio 2010-2012. I cambiamenti sociali e culturali degli ultimi 50 anni hanno marciato di pari passo ai cambiamenti economici e tecnologici che hanno rivoluzionato lo stile di vita quotidiano attuale; il principale cambiamento è stato indubbiamente il facile accesso al cibo preparato e messo in vendita pronto all’uso veloce.

Spesso non si riflette sul fatto che tale cibo bello e pronto e messo in vendita così saporito è preparato per rispondere ad esigenze economiche e di mercato, non di certo è confezionato sulla base di esigenze di salute degli individui o sulla base della valutazione degli effetti negativi che può causare nell’organismo. Pensiamo ai coloranti, conservanti, aromi additivi che l’industria chimica forgia e che la legge permette e addirittura prima regolarizza e poi, forse bandisce se dimostrato dopo molti sudi pericoloso.. ma fino a ieri lo abbiamo tranquillamente consumato.

Il 16 Novembre 2010 la Dieta Mediterranea è stata annoverata tra i <<patrimoni orali e immateriali dell’umanità>>, mentre in Italia, il Bel Paese, ricco di cose buone del patrimonio culinario mediterraneo, ha permesso il dilagare di fast food mettendo nel dimenticatoio le sane e genuine abitudini alimentari della nostra ricca gastronomia. Ancel Keys, Uni Minnesota, USA, cominciò uno studio scientifico denominato “SEVEN COUNTRY” progettato per valutare l’incidenza di patologie cardiovascolari in 7 Paesi: Italia, Grecia, Finlandia, Paesi Bassi, USA, Giappone.

Tale studio ha permesso di arrivare a straordinari risultati riguardo al regime dietetico particolare adottato dai popoli che si affacciano sul Mediterraneo. In tali Paesi, infatti, si registrava una bassa incidenza di patologie cardiovascolari con un indice bassissimo di morte causata da infarti e ictus. Lo studio coinvolse inoltre molte ragioni Italiane e terminò con la convalida dell’ipotesi di partenza e cioè che lo stile di vita promesso dalla dieta mediterranea favoriva la prevenzione dell’insorgenza di parecchie patologie metaboliche come quelle cardiovascolari, ipertensione, diabete, dislipidemie (legata ai livelli di colesterolo ematico e trigliceridi), sindrome metabolica, steato-epatite non alcolica (NASH detta comunemente “fegato grasso”, carcinomi maligni.

Oggi si parla tanto di Nutraceutica e di Nutraceutici. Il termine Nutraceutica è un neologismo sincratico da “nutrizione” e “farmaceutica” coniato da Stephen de Felice nel 1989 e si riferisce a un campo di esperienze maturata su studi svolti per stabilire le caratteristiche di componenti chimici presenti negli alimenti pertanto detti “nutraceutici”. Quando si parla di nutraceutici si intende riferirsi a componenti molecolari di alimenti che hanno caratteristiche benefiche e protettive provate scientificamente nei riguardi della salute psico-fisica della persona.

La dieta mediterranea con il suo regime dietetico è piena di nutraceutici, cioè di sostanze chimiche, nutraceutici, con le caratteristiche prima esplicitate. I nutraceutici della dieta mediterranea sono contenuti nelle piante alimentari, negli alimenti di origine animale, nei probiotici (microbiota intestinale), nei prebiotici.

È stato provato che i nutraceutici sono preventivi di malattie croniche infiammatorie, migliorano lo stato di salute, aumentano la longevità, ritardano l’invecchiamento cellulare. La cultura contadina è la depositaria dell’alimentazione mediterranea e tale stile alimentare si basa su una Triade e alcune integrazioni:

TRIADE: Pane-Olio-Vino

INTEGRAZIONI:

  • Formaggi ovini e/o caprini
  • Prodotti orto-frutticoli
  • Legumi e olive
  • Pesce e frutti di mare
  • Pochissima carne
  • Niente zucchero aggiunto, solo miele e poco
  • Solo zucchero consumato con la frutta
  • Condimento: solo olio di oliva
  • Uso di spezie e piante aromatiche
  • Pochi Semi di girasole o zucca, noci, nocciole, mandorle, fichi secchi, uva passa

In Italia lo stile di vita mediterraneo ben presto si scontrò con quello adottato dai barbari che cominciarono a calare in Italia all’inizio del medioevo. Tali popoli praticavano il nomadismo erano dediti alla pastorizia e all’allevamento di maiali, praticavano la caccia e poca pesca e come frutta raccoglievano frutti di bosco. La loro dieta era basata su carni e grassi animali di maiale specialmente, coltivavano cereali ma esclusivamente per produrre birra di cui facevano largo uso. L’invasione provocò l’integrazione delle culture alimentari, ma mentre i popoli dell’Italia del sud furono più resistenti all’integrazione culinaria barbarica e conservarono le loro abitudini alimentari, le regioni del nord in particolare la Lombardia e le regioni padane assimilarono di buon grado il nuovo stile alimentare arricchendo il loro regime dietetico di carni e grassi animali.

Nel medioevo comincia l’introduzione di pane da altri cereali come segale, grano saraceno, orzo, spelta e di castagne, mentre il pane di grano duro spesso differenziava la classe sociale perché più chiaro e veniva prodotto e consumato nelle aree urbane anziché rurali. Tra i vegetali nelle tavole mediterranee sono presenti in abbondanza prodotti di stagione come cavoli, zucchine, cipolle, aglio, spinaci, cicoria. Le tipiche zuppe contadine fatte di verdure varie arricchite con legumi: ceci, fagioli, fave, lenticchie, cicerchie, del resto la ricchezza di proteine rende i legumi dei validi sostituti della carne.

La carne essenzialmente bianca arricchiva i banchetti delle feste: polli, galline, conigli mentre le erbe aromatiche mediterranee: timo, rosmarino, basilico profumavano le pietanze. Di grassi si assumeva poco olio di oliva. La cultura contadina mediterranea medioevale, mangiava sano mentre le società signorili medioevali imbandivano le tavole con carni arrostite di agnelli, capponi, polli, maiali, selvaggina (cervi, caprioli, cinghiali, anatre, fagiani), uova, formaggi, pane di grano, mentre al bando vennero messi i legumi e la frutta, mentre il vino era bevanda di largo consumo.

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