Maria Antonietta Carrozza

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Policistosi Ovarica: un forte legame con insulino-resistenza

Ormai è noto che il problema dell’ovaio policistico, patologia nota con il nome di policistosi ovarica,  è in realtà legato all’insulino-resistenza, e cioè all’incapacità dell’organismo di metabolizzare correttamente i carboidrati. E’ una condizione clinica molto frequente, con una prevalenza del 5-10% nelle donne in età fertile. E’ caratterizzata dalla presenza di:

  • irregolarità del ciclo mestruale (amenorrea: scarse o assenti mestruazioni) che può associarsi ad infertilità;
  • ipersecrezione di ormoni maschili (androgeni), che può causare un aumento della peluria anche in zone tipicamente maschili e/o acne (segni di iperandrogenismo);
  • riscontro all’ecografia di ovaie ingrandite con caratteristico aspetto micropolicistico, cioè con presenza di piccole cisti (raccolte di liquido) all’interno dell’ovaio e teca ovarica  ispessita.
  • obesità e/o insulinoresistenza

Diagnosi

La diagnosi di policistosi ovarica deve sempre essere confermata da un medico ginecologo il quale valuterà anche l’assenza di altre patologie che possano essere responsabili di tali manifestazioni; vista l’esistenza di una grande variabilità di sintomi tra una paziente e l’altra, infatti, si va da condizioni poco sintomatiche, con sole alterazioni del ciclo mestruale, fino a situazioni in cui si possono riscontrare contemporaneamente amenorrea, irsutismo ed obesità con grave compromissione della qualità della vita, una diagnosi medica su base clinica è assolutamente necessaria.
Generalmente, l’insorgenza della malattia è in epoca adolescenziale ma spesso la diagnosi è tardiva e arriva verso i 30 anni legata all’indagine sulle cause d’infertilità.
La causa della patologia è multifattoriale e in parte ancora sconosciuta; ma due sono i dati certi:

  1. una alterazione dell’ormone Follicolo Stimolante (FSH) e di quello Luteinizzante (LH), che danno un quadro disfunzionale
  2. alti livelli di insulina nel sangue (iperinsulinemia) e quindi una ridotta risposta dei tessuti all’insulina (insulinoresistenza) dato che si riscontra quasi sempre nelle donne con ovaio policistico. 

Secondo ipotesi più accreditate l’insulina potrebbe alterare il funzionamento ovarico oltre a contribuire all’insorgenza di obesità e la difficoltà a combatterla che accompagna tale patologia.
Le complicanze a lungo termine della policistosi ovarica non sono a carico solo dell’apparato genitale ma includono più elevati rischi di sviluppare patologie di tipo metabolico (diabete mellito tipo 2, dislipidemia mista…), cardiovascolare (ipertensione arteriosa, disfunzione endoteliale, aterosclerosi delle coronarie…) e neoplastico (carcinoma dell’endometrio). Tutte le conseguenze metaboliche che gravano sulle donne affette da policistosi ovarica non differiscono da quelle di soggetti affetti da sindrome metabolica, situazione clinica predisponente a patologie cardiovascolari.
E’ chiaro che per tale patologia è molto importante concentrarsi sul contenimento della resistenza all’insulina, perché se questo parametro migliora, si manifestano in conformità una maggiore regolarità del ciclo mestruale, una minore produzione di androgeni, una riduzione dei fattori di rischio cardiometabolici.
Pertanto, La dieta e l’attività fisica svolgono un ruolo di primo piano nel trattamento dell’insulinoresistenza nelle pazienti con ovaio policistico.
Nelle donne obese o sovrappeso, si deve  mirare a una riduzione almeno del 5-10% del peso corporeo e al mantenimento a lungo termine del peso raggiunto.
Per questo motivo l’unico trattamento per risolvere, e i tempi sono ovviamente condizionati dalla gravità della situazione, è una regolazione alimentare, un miglioramento della funzione insulinica e il riavvio corretto del metabolismo inficiato.

È importante seguire una dieta a indice glicemico controllato, dove per indice glicemico si intende la velocità con la quale la glicemia ematica si innalza a seguito dell’assunzione di un alimento.

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